Cardello
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Luigi Capuana >> Cardello
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Meno male che il Piemontese riprendeva intanto a fare nuovi saggi
d'impasto della creta, e di stagno, e di altri colori.
Cardello questa volta spalancava bene gli occhi, mentre il padrone
pesava i preparati, notando tutto in un quadernetto che si era cucito
per tale scopo. Il Piemontese gli diceva scherzando:
--Vuoi rubarmi l'arte?
--Sono ignorante; non posso rubarle niente.
--Fai bene a prender nota di ogni cosa; dicevo per celia.--
Ma il Piemontese non era mai contento, quantunque i vasetti
uscissero dal forno con lo stagno ben cristallizzato, e con vividi
colori di verde macchiettato di nero e di giallo. Cardello se
n'angustiava.
Finalmente arrivo` il giorno in cui fu firmato il contratto di compera
del fondo. L'ingegnere pero` non arrivava! Cardello passava le
giornate a sorvegliare i carrettieri che portavano dalla cava le
pietre di arenaria e i manovali che le rizzavano in mucchi quadrati. E
il miraggio della fabbrica tornava a riapparirgli davanti agli occhi
vicinissimo, con gli stanzoni rustici per la manipolazione della
creta, con quelli destinati agli operai che dovevano lavorare a le
ruote, coi forni la` accanto, rotondi, come il Piemontese glieli
aveva fatto osservare nel disegno del libro.
L'ingegnere intanto non arrivava!
A Cardello sembrava quasi impossibile che il suo padrone avesse
bisogno dell'opera di mi ingegnere, lui che aveva murato da se` il
piccolo forno riuscito a meraviglia.
--Ma che bisogno ne ha lei che sa far tutto?--gli disse una volta.
--L'ingegnere arrivera` domani,--rispose il Piemontese.
E fu come se gli avesse detto:--Domani la fabbrica sara` allestita di
tutto punto.
Si`, l'ingegnere stette la` otto giorni a prender misure, a tracciar
disegni, e ando` via senza far murare una sola pietra.
Il Piemontese era di malumore. Contava su le dieci mila lire del
premio che il Municipio avrebbe dovuto dargli; ma il Sindaco lo
rimandava da un giorno all'altro, da un mese all'altro, e gli toccava
di leticare coi carrettieri e coi manovali che volevano essere pagati
e che egli, a corto di quattrini, non poteva pagare, Tutto era di
nuovo sospeso, anche i saggi di terracotta, perche` il Piemontese
perdeva le giornate a sollecitare il Sindaco, e anche a trovar
quattrini in prestito da qualche strozzino.
* * *
Come vedeva sorgere da terra i muri per gli stanzoni rustici,
Cardello si sentiva crescere, su su, anche lui. Per ora, una sola
fornace e non molto grande; le altre due rimanevano in progetto, ma
erano segnate sul terreno con cerchi di grosse pietre.
--Tra sei mesi!--aveva detto il Piemontese.
E sei mesi sarebbero passati presto.
Cardello pero` notava che il padrone era spesso preoccupato di
qualche cosa ch'egli non riusciva a indovinare. Difficolta` di denaro,
forse, dopo tanto che se n'era speso? Ma con quell'uomo le difficolta`
duravano poco! Cardello continuava sempre a crederlo una specie di
mago.
A un tratto, il Piemontese parve preso da una gran fretta di
inaugurare la fabbrica con quattro operai andati a cercare in un paese
vicino e tre ragazzi che aiutavano Cardello a manipolare la
creta. Degli stanzoni uno solo era stato coperto. Tutto alla meglio,
pur d'iniziare la produzione.
I vasi, gli orci gia` seccavano al sole nella spianata; oggetti piccoli
pero`, per saggiare la cottura nella fornace e poi saggiare la
stagnatura. E l'ansieta` della prima prova era tale in Cardello che
non lo faceva dormire.
Quando i vasi e gli orci vennero tratti fuori, anche il Piemontese
perde` un po' della sua serieta` davanti al bel resultato. La creta,
nella cottura, aveva preso un colore di rosa carnicina soavissimo;
anche per la leggerezza il resultato era stato eccellente; a confronto
di quelli degli stovigliai, quegli orci, quei vasi pesavano poco piu`
della meta`. La creta avea potuto esser ridotta sottile senza nulla
perdere in resistenza.
Cardello, incontrato quel vecchio stovigliaio, gli disse
trionfalmente:
--Venite a vedere!--
E lo condusse con se`.
--Non c'e` che dire; ma costeranno di piu`
--Possiamo darli allo stesso prezzo dei vostri.--
Il vecchio crollava la testa, incredulo.
--E poi, che puo` importare che siano piu` legger?
--Faremo roba fina. Quando vedrete lo stagno!... Tornate tra otto
giorni.--
In quei giorni nella fabbrica era un via vai di gente. I cinquanta
vasi disposti con bell'ordine sui rozzi tavolini coperti con fogli di
carta, attiravano una folla di visitatori che veniva parte a vedere se
era vero che il Piemontese fosse riuscito a dar lo stagno alle
stoviglie, parte a rallegrarsi che un'industria nuova sorgesse a dar
lustro alla citta` e pane agli operai.
Cardello, interrogato, dava qualche spiegazione; ma ordinariamente
stava zitto, mescolato tra la folla, ammirando anche lui e dandosi gia`
l'aria di capo-operaio e di qualcosa di piu`, di mezzo padrone.
Il Piemontese gli aveva detto due giorni avanti:
--Io dovro` assentarmi per qualche mese. Qui tutti hanno paura di
metter fuori quattrini e avventurarli in un'impresa; e senza
capitali, le industrie non vanno avanti: vado a cercarli lassu`, in
Piemonte. Tu baderai a fare e a far fare quel che si potra`. Ti
lascero` istruzioni precise. Intanto in questi quindici giorni, ti
regolerai come se io non fossi qui. Voglio vedere se sei capace di
far riuscire un'infornata.... Altrimenti bisognera` attendere il
mio ritorno coi nuovi operai.
E cosi`, dopo quattro giorni di esposizione, era stato ripreso il
lavoro, sotto la direzione di Cardello. Egli tremava per la
responsabilita` assunta, e a ogni po' interrogava con lo sguardo il
padrone che fumava e andava su e giu`, muto, serio, indifferente, quasi
niente di quel che si faceva cola` lo interessasse, e non gli
rispondeva neppur con un cenno della testa.
La prima cottura era andata bene. Il difficile veniva ora, con la
manipolazione dello stagno; ma Cardello si era gia` infrancato, e
immergendo i vasi, chiuso nello standone a parte, ripeteva dentro di
se` la preghiera:
--Signore, aiutatemi! Fatemi riuscire un altro pezzo unico.... Cosi`
il padrone andrebbe via contento!--
Il Signore non gli concesse la fortuna del pezzo unico, ma tutto
ando` bene, come se quel mago del Piemontese ci avesse messo le
mani. E mentre questi gli diceva:--Bravo! Bravo! Bravo!--tre volte,
Cardello si sentiva quasi impazzire dalla gioia al pensiero che per
qualche mese il padrone della fabbrica sarebbe stato lui!...
E tornava a ripetere, pensando ai casi della sua vita:
--Quando si dice: "Il destino!" E` proprio vero che ognuno ha il suo
destino!--
E il cuore gli si gonfiava di grandi speranze; e i suoi sogni a occhi
aperti arrivavano fino all'assurdita` dei sogni veri, ed egli stesso
talvolta ne rideva.
* * *
Sul punto di partire, il Piemontese lo aveva tratto da parte, e gli
aveva consegnato una busta sigillata, senza indirizzo.
--Senti: conserva bene questa busta. Se io tardassi molto a
scrivere--i casi son tanti--aprila; vi sono istruzioni che adempirai
minutamente.... Appena arrivato, spediro` un po' di denaro. Tu sei un
buon figliuolo, saprai regolarti.
--Torni presto! Torni presto! Mi parra` di essere una mosca senza capo
con la mancanza di lei.
--La testa non bisogna perderla mai, in qualunque circostanza.... Va',
tu sei un buon figliuolo!... Tornero` presto! E mi raccomando: ordine
e pulizia!
--Scriva subito.
--Appena arrivato.--
Cardello si accorgeva che il Piemontese serio, freddo, faceva in
quel momento grandi sforzi per non mostrarsi commosso; ed egli lo
imitava, trattenendo i singhiozzi nella gola e le lacrime tra le
ciglia, per non fargli il cattivo augurio.
E arrivo` la prima lettera e poi la seconda e poi la terza; e
arrivarono anche mille lire! Cardello, che non aveva mai avuto, in
vita sua, tanti quattrini da spendere, non volle tenerli in casa e li
porto` alla cassa postale; la` erano sicuri!
Poi, con intervallo di quindici giorni, un'altra lettera affettuosa,
ma breve, che prometteva vicino il ritorno.... E poi niente piu`!
Cardello, non fidandosi delle sue scarse abilita` epistolari, si
faceva scrivere lunghe lettere dal segretario comunale; ma rimanevano
tutte senza risposta. Un telegramma venne restituito con la
osservazione: "Irreperibile!"
Il Piemontese non era dunque piu` a Torino?
Che cosa doveva egli fare? Attendere ancora o aprire la busta e
adempire le istruzioni lasciategli?
Intanto le ruote lavoravano, la fornace ardeva, e la vendita degli
oggetti stagnati procedeva bene in citta` e nei paesi
vicini. Cardello, pero`, vedeva diminuire la provvista dei preparati
ch'egli si ostinava a chiamare medicamenti. Una lettera raccomandata
venne rimessa al mittente per irreperibilita` del destinatario.
Allora l'idea d'una disgrazia, di qualche malattia grave--alla morte
non osava di pensare--riempi` di terrore Cardello.
Se avesse saputo dove andare a rintracciarlo, sarebbe partito senza
indugio; gli rimanevano ancora cinquanta lire.
E ando` a consultarsi col Segretario comunale, che dimostrava di
volergli bene, e gli diceva spesso, come il Piemontese:--Sei un buon
figliuolo!--cosa che a Cardello faceva tanto piacere perche` gli
sembrava di sentirlo dire dal padrone lontano.
--Ha scritto finalmente?--gli domando` il Segretario vedendolo.
--Ma che! Non so che pensare. Ho il cuore piccino piccino.... Mi
consigli lei che ne sa piu` di me. Sul punto di partire....--
E riferi` sillaba per sillaba le parole che il Piemontese gli aveva
dette consegnandogli la busta sigillata.
--Che cosa devo fare? Attendere ancora? Aprire la busta ed eseguire le
istruzioni che contiene? Non so come regolarmi.
--Io, nel caso tuo, aprirei la busta.--
Cardello la trasse di tasca e gliela consegno`:
--L'apra lei.--
Il Segretario, spiegato il foglio, spalanco` gli occhi dalla sorpresa.
Cardello non osava di domandargli:
--Che cosa dice?--
--E` il suo testamento!--soggiunse il Segretario.--Lascia tutto a te,
la fabbrica e il resto del premio che il Municipio deve pagargli:
sei mila lire,
Cardello, interdetto, non respirava; temeva di avere inteso male.
--E sai come dice?--riprese il Segretario:--Istituisco mio erede
universale quel buon figliuolo del mio operaio Calogero Strano!--
Cardello die` in un gran scoppio di pianto!
--E` dunque morto?... Non e` possibile! Come? Dove?--Non se ne potra`
saper niente? Oh Dio!... Non e` possibile! Voglio attenderlo!
Tornera`!
--Potrebbe anche darsi. Intanto e` bene far registrare il testamento. E`
una bella fortuna, sai? Sappi conservartela!
--Che faro`, senza la sua guida?... No, non e` morto: voglio
attenderlo.... Tornera`!--balbettava Cardello quasi soffocato dai
singhiozzi.
E, come compianto del suo padrone, gli sfuggi` di bocca:--Quando si
dice: "Il destino!" E` proprio vero: ognuno ha il suo!
--Il nostro destino--lo ammoni` il Segretario--ordinariamente ce lo
facciamo con le nostre mani. Tu sei stato un buon figliuolo; la
fortuna che ti capita oggi te la sei meritata! Sappi conservartela,
caro mio!
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