A / B / C / D / E /  F / G / H / I / J /  K / L / M / N / O /  P / R / S / T / UV / W / Z

Annual Bibliography of Commonwealth Literature 2007
This paper argues that discourses of love in Ghanaian market literature for youth offer a view into complex negotiations of agency and empowerment. Drawing on Deborah Durham's notion of youth as "social `shifters'" and Francis Nyamnjoh's conception of the "interconnectedness" of agency, I take Ghanaian market literature as one specific case of how African literature for youth foregrounds questions of continuity and change as African societies enter into increasingly complex global relations. In this literature for youth, received notions of love, often constructed out of impressions from American pop and hip hop music, carry new notions of agency that compete with existing "domesticated" forms. Authors like Ike Tandoh and Evelyn Tay employ discourses of love to offer youth alternative avenues for empowerment in a context of socio-economic disenfranchizement. In a creative process of "straddling", this writing both reveals and reproduces the contradictions that obtain in youth configurations of agency.

Cardello

L >> Luigi Capuana >> Cardello

Pages:
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6



E si rivedeva ragazzo in casa della nonna, mal coperto dai laceri
panni ricevuti per elemosina, ma attivo, allegro, pronto a qualunque
servizio; e poi giovane di burattinaio.... Quello era stato il suo
primo passo nella via della fortuna.... E i due anni passati con quel
mezzo matto del decano Russo, ripensandovi, non gli sembravano poi
tanto cattivi, non ostante il vestito nero e la tuba e l'ombrello di
seta rosso!... Che fissazione il farsi portar dietro l'ombrello anche
col bel tempo!... Un altro non si sarebbe mosso da quella casa, dove
la principale occupazione era il mangiar bene.... Ma lui voleva
lavorare e, soprattutto, essere un uomo libero, un buon
operaio.... Era stato fortunato capitando col Piemontese. Quando si
dice il destino! Era proprio vero: ognuno ha il suo destino!... Se don
Carmelo non avesse ammazzato la povera donna Lia--la rivedeva come in
quella notte, in una pozza di sangue, coi capelli sciolti e le mani
increspate dalla convulsione della morte--egli errerebbe ancora di
paese in paese, non sempre sicuro che l'Orso peloso guadagnasse da
regalargli qualche paio di lire al mese e da dargli da mangiare ogni
giorno; e forse, all'ultimo, si sarebbe trovato su una via, senz'arte
ne` parte....

Intanto quella galleria da scavare non permetteva al Piemontese ne` a
lui di riprendere gli esperimenti. Si procedeva lentamente, con gran
cautela, e il Piemontese voleva sorvegliare i lavori d'impalcatura,
mentre i muratori rizzavano il rivestimento dei lati e della volta con
solidi massi, di mano in mano che si procedeva innanzi. Il
Piemontese ripeteva spesso a Cardello:

--Voglio guadagnarmi le dieci mila lire di premio, consegnando i
lavori con l'anticipazione di sei mesi. Serviranno per la
fabbrica.--

E sentendola nominare, Cardello la vedeva coi forni rotondi, come li
indicava il libro, con dieci, venti ruote in movimento e parecchie
dozzine di operai intenti a foggiare vasi di ogni genere, ad
asciuttarli al sole, e riporli gli uni su gli altri per essere cotti
con trent'ore di fuoco, come indicava il libro. Lui si sarebbe
riservato la immersione nello stagno, operazione delicatissima, come
diceva il Piemontese, e che richiedeva abile lestezza di mano... E
vedeva le stoviglie che partivano pei paesi attorno, e anche piu`
lontano, accatastate sui carri, o incassate per le spedizioni con la
ferrovia. Giacche` la sera, desinando, anche il Piemontese
almanaccava quanto lui, e gli faceva su la tovaglia, col manico di una
forchetta o di un cucchiaio, il disegno all'ingrosso della fabbrica
che doveva occupare un vasto terreno... laggiu` vicino al posto dei
futuri canali, dov'erano le rovine di un vecchio convento, terreno che
dal Governo egli avrebbe avuto quasi per niente. Cardello, passando
di la` nel recarsi a sorvegliare i lavori della galleria, lo accennava
compiacentemente al padrone, e per poco non gli sembrava che gia` fosse
cosa decisa, e che quei fittaiuoli che mietevano il rachitico fieno
sotto gli ulivi, fossero degl'intrusi che commettevano una prepotenza
occupando la proprieta` altrui.




X.

SPERANZE E DOLORI.


Era stata una lieta mattinata. Due giorni avanti gli operai avevano
buttato giu` l'estremo mezzo metro di terra sbucando dal lato opposto
della collina. E proprio da questa parte ora facevano ultimi lavori
d'impalcatura.

Cardello avea badato al trasporto delle grosse travi e dei tavoloni,
e aveva anche aiutato i manovali a piantare, a legare, a inchiodare,
stimolandoli con l'esempio.

Poi il Piemontese e lui avevano percorso la galleria da un capo
all'altro, contenti che non fosse accaduto nessun tristo incidente.

Piu` tardi, una famiglia di signori villeggianti la` vicino avevano
voluto visitarla. Le signore e le signorine procedevano paurose, fra
strilli e risate.

Due bambini correvano, tornavano indietro, riprendevano a correre,
felicissimi di trovarsi sotto terra.

Uscendo all'aria aperta dal lato opposto i bambini avrebbero voluto
tornare addietro e rifare la strada, ma Cardello si era opposto;
sarebbero stati d'impaccio agli operai che, dopo colazione,
riprendevano il lavoro di sgombero e di muratura. E cosi` quelli
risalivano la collina assieme con Cardello, che dava spiegazione per
contentare la curiosita` delle signore ancora meravigliate di aver
avuto il coraggio di attraversare la galleria....

Un rumore sordo, un urlo soffocato! Cardello si die` a correre
all'impazzata in mezzo agli alberi di ulivi, divenuto tutt'a un tratto
pallido come un cadavere, agitando le braccia disperatamente,
gridando:--Oh Dio! oh Dio!--e chiamando a nome il padrone. Si era
precipitato giu` da un ciglioncino col pericolo di rompersi il collo, e
neppure scorgeva il Piemontese e parecchi operai che urlavano e
piangevano davanti la bocca della galleria e non osavano di
entrare. Dovette premersi il cuore con una mano; se lo sentiva
scoppiare!

Pochi momenti di esitanza; poi il Piemontese e lui s'inoltrarono
cautamente con una lanterna accesa. Dal centro della galleria
arrivavano gemiti e grida. Due operai mezzi sepolti dalla frana
gemevano:--Aiuto! Aiuto!--

Cardello si era buttato carponi, smovendo il terriccio con le mani,
e senza punto curarsi del pericolo, tirava fuori dall'ingombro i due
sventurati che fortunatamente non erano neppure feriti.

E gli altri?... Come soccorrerli?

Tornavano indietro. Le signore e i bambini, impietriti dallo spavento
erano rimasti, la` tra gli ulivi, con un confuso terrore d'imminente
pericolo che il terreno si sprofondasse sotto i loro piedi; e
scoppiavano in grida e in pianti vedendo arrampicarsi affannosamente
il Piemontese Cardello e parecchi altri operai che accorrevano a
portar soccorso dall'altra bocca della galleria, con zappe e
picconi... Anche da questa parte si erano potuti salvare altri due
operai contusi, mezzi asfissiati dalla frana che li aveva
coperti. Mancavano tre....

Il Piemontese afferro` Cardello per un braccio.

--Bada!....

La frana aveva fatto una smossa.

Ma Cardello, liberatosi con uno strappo dalla vigorosa stretta, si
dava a buttar da lato con una pala il materiale cautamente,
insistentemente, rimovendo pezzi di travatura frantumata, scavando
anche qui con le mani per paura che la pala non ferisse qualcuno dei
sepolti. Gli altri non potevano aiutarlo per la strettezza del
posto. Nessuno fiatava; e nel sinistro silenzio si udiva il raspare di
Cardello che, ora ginocchioni, ora carponi, continuava a lavorare.

Quando arrivarono sul luogo il Sindaco, il Pretore, i carabinieri, tre
cadaveri erano stesi al sole neri, gonfi, quasi irriconoscibili. La
gente che, alla notizia, portata in paese da un operaio, era accorsa
precedendo il Sindaco, il Pretore e i carabinieri, si affollava
attorno ai disgraziati, commiserandoli, chiedendo notizie agli
scampati, a Cardello, al Piemontese, che guardava attorno come un
ebete, pensando alle conseguenze di quella disgrazia!

E tra le grida strazianti dei parenti che piangevano i morti,
Cardello si affannava a spiegare al Pretore:

--Erano state prese tutte le precauzioni possibili. L'impalcatura non
poteva essere piu` solida; possono attestarlo gli stessi operai.

--Intanto abbiamo qui tre cadaveri!--rispondeva il Pretore,
consultando con gli occhi il Sindaco e il brigadiere.

Faccia il suo dovere,--disse il Piemontese, avanzandosi verso il
Pretore:--Io ho la coscienza tranquilla. L'inchiesta dimostrera` che
non c'e` stata trascuranza da parte mia. L'ingegnere provinciale la
settimana scorsa--chiamo in testimonianza il signor Sindaco,--non ha
trovato niente da ridire.

--E` vero,--confermo` il Sindaco.

--Intanto, per semplice formalita`, non posso fare a meno di ordinare
il suo arresto,--soggiunse il Pretore.

--Sono ai suoi ordini.

Cardello, vedendo condur via il padrone tra due carabinieri, si mise
a corrergli dietro, voleva essere arrestato anche lui, assumere la sua
parte di responsabilita`. E piangeva, piangeva!

--Torna sul luogo; bada a tutto. Non darti pensiero di me. Ho la
coscienza tranquilla.--

Cardello si sentiva accapponare la pelle pensando che pochi minuti
prima, assieme con le signore e coi bambini, era passato sotto il
punto dov'era avvenuta la frana! E ripeteva:

--Quando si dice il destino! E` proprio vero: ognuno ha il suo
destino!--

I due ingegneri provinciali e quello del Genio Civile furono
maravigliati della intelligente cooperazione di Cardello nella
inchiesta. Per ogni appunto egli aveva una risposta esplicativa,
chiara, precisa, esauriente.

Dovettero convenire che tutte le precauzioni suggerite dall'arte,
dall'esperienza erano state messe in opera, e che la disgrazia di
quella frana non era umanamente prevedibile.

Cardello in quei terribili otto giorni avea perduto il sonno e
l'appetito. La sera, tornando a casa, gli sembrava di trovarsi in un
deserto, quasi le stanze si fossero ingrandite e fossero divenute
stranamente paurose. Non sapeva darsi pace che il padrone stesse nella
lurida buca del carcere in cui doveva soffrire immensamente,
quantunque gli fosse stato concesso di farsi portare letto e
biancheria di suo, e il desinare, pel quale Cardello sfoggiava tutta
l'abilita` culinaria appresa al servizio del Decano. E sembro` quasi
impazzito la mattina in cui apprese che il Piemontese sarebbe stato
rimesso in liberta` per inesistenza di reato. Gli avea ornato la camera
con fiori a mazzi e sciolti e sul cassettone, in mezzo ai fiori avea
collocato il vasetto pezzo unico, non ancora spedito a Torino per
esservi venduto, tentando cosi` di ricordare al padrone la ripresa
degli esperimenti. Chi sa? Forse il caso li avrebbe aiutati ad
ottenere altri pezzi unici anche migliori di quello.

Dopo di essere scampato miracolosamente dal pericolo della frana,
Cardello avea acquistato una gran fiducia nel suo destino. Gli
pareva mill'anni di trovarsi a capo della fabbrica di stoviglie
stagnate. E per cio` si era affannato a rimettere in ordine lo
stanzone dov'era il piccolo forno in mezzo, e la legna in un angolo, e
in un altro la creta da lui tenuta attentamente umida per averla
subito pronta sotto mano. Quella pulizia, quell'ordine dovevano dar
nell'occhio al Piemontese appena fosse entrato cola`, e spronarlo,
istigarlo.

Si era piantato davanti il portone del carcere in attesa dell'usciere
o del brigadiere (non sapeva chi dei due) che doveva portare l'ordine
di scarcerazione. E appena vide comparire il Piemontese, che gli
parve sofferente e cosi` dimagrito che le straordinarie orecchie
sembravano piu` enormi di prima, Cardello gli si precipito` incontro a
baciargli le mani ridendo convulsamente dalla gioia.... Se lo sarebbe
tolto in collo e lo avrebbe portato cosi` trionfalmente fino a casa, se
quegli lo avesse permesso, e se, invece di lasciarsi baciare le mani,
non lo avesse abbracciato e baciato su le due guance.

--Grazie di tutto quello che hai fatto! Sei un buon figliuolo! Su, su!
Niente sciocchezze!--

Il Piemontese, ordinariamente serio e freddo, aveva la voce
commossa, e non pote` trattenersi dal ridere quando Cardello, non
sapendo come meglio esprimere la sua grande gioia, butto` per aria il
berretto, gridando inattesamente:--Viva Umberto I!... Viva il Re!




XI

ABNEGAZIONE


La galleria era terminata. Mentre al di la` di essa veniva continuato
lo scavo quasi a fior di terra per la conduttura, dal lato opposto,
s'iniziavano i lavori di collocamento dei tubi di ghisa, di saldatura
e copertura con piccole lastre di pietra. Il Piemontese e Cardello
erano sul posto da mattina a sera; uno da questa parte, perche` la
saldatura voleva farla da se`; e l'altro a sorvegliare lo scavo fino
alla sorgente. Cardello avrebbe voluto essere un mago e far trovare
allestita ogni cosa dalla sera al mattino per opera d'incanto.

Desinando, il Piemontese accennava qualche volta alla ripresa dei
saggi di terracotta. Tra giorni sarebbero arrivati da Torino i nuovi
preparati per lo stagno. Appena liberato dall'impresa della condotta
dell'acqua, egli avrebbe iniziato col Demanio le trattative per
l'acquisto del terreno dove dovea sorgere la fabbrica. Aveva in mente
anche un progetto di societa` tra lui e i cinque o sei stovigliai del
paese, che egli non voleva rovinare con una concorrenza contro cui non
avrebbero potuto difendersi. Ma, al solito, costoro erano diffidenti;
la novita` li sbalordiva. Non capivano che uno potesse mettersi ad
esercitare il loro mestiere senza aver fatto prima una larga
pratica. Essi erano stovigliai da padre in figlio, e ascoltavano
sorridendo d'incredulita` quella che stimavano spampanata del
Piemontese.

--Peggio per loro!--rispondeva Cardello.--Ma gia` sara` meglio far da
noi soli. Bisognera` diventare sin da principio abili operai.--

Il Piemontese avea loro mostrato i primi saggi di stagnatura, per
persuaderli con una prova di fatto; non gli avevano creduto.

Un giorno Cardello era stato avvicinato da un vecchio stovigliaio.

--Tu, che sei siciliano come me, dimmi la verita`. Quei vasetti
stagnati....

--Li abbiamo fatto noi. Belli, eh.? E non avete visto il pezzo
unico?

--Che cosa e` il pezzo unico?

--Un vasetto meraviglioso. A Torino ce lo pagheranno mille lire.

--Non spararle grosse! Te l'ha dato a intendere lui? E vuole dunque
metter su una fabbrica di quartare?

--Si capisce, e di altro. Abbiamo gia` comprato il terreno.--

Non era vero; ma Cardello non dubitava affatto delle parole del suo
padrone. Quando il Piemontese si metteva una cosa in testa!... Non
aveva detto: "Iniziero` le pratiche col Demanio"? Per Cardello
significava: "Il terreno e` comprato".

--E quei vasetti?--insisteva il vecchio non ancora persuaso.

--Ci ho messo le mani anche io.

--Sara`!... E le mille lire, le hai tu viste?

--Verranno.

--Aspettale! Io sono vecchio,... Ma neppur tu che sei giovane vedrai
questa famosa fabbrica! A che scopo poi? Si campa a stento noialtri,
e fabbrichiamo cose di prima necessita`, che costano pochi soldi. E
lui, il Piemontese, vuole arricchirsi con lo stagno?... Dice che
fara` arricchire anche noi, e ci chiama in societa`! Lui e` piemontese
e furbo. Ha imbrogliato il Municipio per la condotta dell'acqua; ma
noi, noi siamo assai piu` furbi di lui. Chi sa dove li ha comprati
quei vasetti stagnati, e vuoi darci a intendere, come l'ha dato a
intendere a te, che essi sono opera sua.

--Vi giuro...!

--Lascia andare! Mangi il suo pane; devi dire quel che vuole lui.

--Ebbene... Datemi un vasetto di terracotta fatto con le vostre
mani. Ve lo restituiro` stagnato come quelli che il Piemontese vi
ha mostrato.

--Mandera` a farselo stagnare al suo paese.

--Potrete assistere all'operazione; vedere coi vostri stessi occhi.

--Lascia andare! Mangi il suo pane, devi dire quel che vuol lui.

--Io sono bestia,--esclamo` Cardello vedendo allontanare il
vecchio:--ma a questo mondo c'e` gente piu` bestia di me!--

Ogni metro di conduttura messo a posto era per Cardello un
avvicinarsi alla realizzazione della fabbrica. Tra due mesi sette
rubinetti della fonte, ora muti, avrebbero schizzato fuori ridenti
getti di acqua, rumorosi, limpidi, da dissetare uomini e bestie, da
alimentare il lavatoio la` dietro, e anche per annaffiare gli ortaggi
che potevano piantarsi nei terreni circostanti.

E, a pochi passi dalla fonte, sarebbe sorta la fabbrica delle
stoviglie, a dispetto degli stovigliai che la discreditavano
anticipatamente e avrebbero dovuto poi mordersi le mani per non aver
voluto entrare a far parte della Societa`.

Una mattina, andando a sorvegliare i lavori, Cardello non aveva
resistito al desiderio di dar un'occhiata al fondo. Le rovine del
vecchio convento erano ridotte a pochi muri, e a mezz'arco
crollante. Qua e la`, pochi alberi di ulivi che crescevano stentati sul
terreno infecondo. Il fittaiolo, vedendolo guardare attorno, gli si
era avvicinato domandandogli che cosa cercasse.

--Niente. Questo fondo si vende?

--Ho l'affitto per nove anni.

--Non lo lascerete prima?

--Perche` dovrei lasciarlo? Pago una bazzecola.

--Ah!--fece Cardello, un po' deluso.

Chi vuole comprarlo?--domando` il contadino con aria di scoprir
terreno.

--Nessuno. Dicevo cosi` per dire. E poi giacche` e` affittato per nove
anni,--replico` Cardello misteriosamente:--Scusate il disturbo.

--Potremmo intenderci,--soggiunse il contadino, vedendo che colui se
n'andava.

Cardello non si volse addietro, non rispose. L'aver messo il piede
cola` gli dava quasi il senso di una presa di possesso, non ostante i
nove anni di fitto vantati da quel contadino. E lungo la strada
sorrideva di se` stesso, per la sufficienza con cui aveva parlato, come
se il compratore avesse dovuto esser lui, e i quattrini li tenesse in
tasca o nella cassetta, o alla Banca!... Infine la fabbrica non
sarebbe stata un po' cosa sua?

* * *

Il Piemontese si era affaticato troppo in quegli ultimi giorni. Dopo
aver lavorato ginocchioni, curvo sui tubi da saldare, sotto la vampa
del sole che scottava, con appena qualche ora di riposo all'ombra di
un albero, la sera tornava a casa sfinito, e non aveva voglia neppur
di desinare. Beveva due tre bicchieri di vino sopra un boccone di
pane, e andava a letto. Si sarebbe buttato vestito su le materasse, se
Cardello non lo avesse aiutato a spogliarsi.

Quella notte Cardello, che dormiva nel camerino accanto, sentendolo
smaniare e voltarsi e rivoltarsi sul letto, stava per domandargli: "Ha
bisogno di qualche cosa?" Pel gran calore dormivano con gli usci
spalancati e con le due finestre della stanza vicina spalancate
anch'esse per godere il refrigerio dell'aria notturna.

Aperti gli occhi, si accorse che il padrone aveva acceso il lume.

Salto` giu` dal letto. Il Piemontese era gia` in piedi.

--Si sente male?

--Ho una grande arsura, mi sembra di aver la febbre.

--Perche` non mi ha chiamato? Non sara` niente; e` il troppo sole che ha
preso ieri....

--Volevo farmi una limonata.

--Si rimetta a letto; gliela faccio subito io. Avrebbe dovuto
chiamarmi.--

Il Piemontese tracanno` avidamente la limonata. Era acceso in viso,
con la bocca arida, e non poteva star fermo sotto le lenzuola.

--Non si sventoli!--si raccomandava Cardello.

--Va' a letto; non mi occorre altro.

--Mi lasci star qui; tanto, non potrei piu` dormire.--

Cardello gli aveva detto: "Non sara` niente!" ma quella grande smania
e il viso un po' sconvolto del padrone gli mettevano in cuore uno
sgomento contro cui avrebbe voluto reagire.

Seduto a pie' del letto, con le mani su le ginocchia e gli occhi fissi
intenti sul padrone che smaniava, Cardello si perdeva a
fantasticare:

--E se si ammala ora, sul punto di terminare e consegnare il lavoro
della condotta dell'acqua? Ci voleva proprio questa
disgrazia!... Non si sventoli, per carita`!--Gli passavano per la
testa presentimenti ancora piu` tristi.

"Siamo nelle mani di Dio! Da un giorno all'altro!... No! No!... Gli
faccio la iettatura, pensando queste brutte cose! Appena sara` giorno,
correro` da un medico... Potro` lasciarlo solo!... Mandero` qualcuno del
vicinato."--Non si sventoli, fa peggio! Vuole un'altra limonata?

--Si`, si`! Vorrei anzi sentirmi scorrere in gola uno dei canali della
fontana!... Senti come scrosciano? Tutti e quattro!... E buttarmi
nella vasca!... Cosi`!...--

Cardello dove` trattenerlo. La febbre lo faceva delirare.

--Beva!... Questa le fara` bene!

--Grazie! Va' a letto.

--Non vede! E` l'alba.

--Alziamoci dunque... Al lavoro!...

Il Piemontese fece l'atto di saltar giu` dal letto, ma ricadde
supino, con gli occhi chiusi, col respiro affannoso, quasi esaurito
dallo sforzo, Cardello gli mise una mano alla fronte. Dio! Come
scottava!

Approfittando di quel momento di tranquillita`, egli si era affacciato
a un balconcino, e aveva pregato uno del vicinato perche` andasse a
chiamare, di urgenza, un dottore.

Quindici giorni di angoscia! Si era sviluppato il tifo; Cardello
sembrava una larva di uomo, dopo tante giornate e tante nottate
passate a far l'infermiere, aiutato un po' da due operai incaricati di
eseguire i servizi fuori di casa. Nei momenti in cui la febbre non gli
offuscava la mente, il Piemontese seguiva con sguardi pieni di
gratitudine Cardello che preparava la vescica di gomma col ghiaccio,
le lenzuola da ricambiare, e badava a fargli prendere le medicine o ad
apprestargli le limonate. Sorridendo, gli diceva:

--Povero Calogero! Povero Calogero!--

Da li` a poco, il delirio lo riprendeva:

--Come hai fatto?... Imbecille!... Dovevi notare le dosi!... Ma
rammentati dunque!... Hai preso questo preparato qui?... O
quest'altro?--Non so! Non ci ho badato!--Lasciami vedere! Una
meraviglia!--Non so! Non ci ho badato!--

Egli tentava di calmarlo, quasi il delirante potesse intendere
ragione.

--Ah!... Rammenti dunque? Bravo! Bravo! La nostra fortuna e` fatta! Non
si e` mai visto uno smalto simile. Il forno e` acceso!... Che caldo!
Soffoco! Tutti i rubinetti! Fatemeli schizzare addosso... Li ho
messi in opera io... Dite al Sindaco che voglio tutta l'acqua per
me... altrimenti... ecco... li schianto a uno a uno! Cosi`! Cosi`!

E agitava le braccia, facendo l'atto di schiantare i rubinetti,
buttando via il lenzuolo che Cardello era pronto a rimettere al
posto, tentando di rabbonirlo:

--Sissignore... Tutti e sette per lei... Il Sindaco ha dato il
permesso... Stia fermo!

Era uno strazio!

* * *

Finalmente, al quattordicesimo giorno la crisi era superata. Il malato
sembrava destarsi da lungo sonno.

Quando il dottore gli disse:--Avete avuto un infermiere
maraviglioso!--il Piemontese prese Cardello per una mano e gliela
strinse, esclamando commosso:

--Povero Calogero! Povero Calogero!--

E al povero Calogero venivano le lacrime agli occhi, non per quelle
parole affettuose e per la gioia della convalescenza in cui entrava il
padrone, ma, di nuovo, pel terrore che c'era mancato poco ch'egli non
perdesse quel suo secondo padre, come lo chiamava, a cui voleva bene
piu` del suo vero padre da lui appena conosciuto e del quale gli
rimaneva soltanto un ricordo molto sbiadito e che andava
affievolendosi ogni giorno piu` con l'andare degli anni.

Tutte le volte che, parlando del Piemontese o ragionandone da se`,
gli accadeva di chiamarlo suo secondo padre, Cardello si metteva a
ridere, pensando:

--Quanti secondi padri ho io avuti! Prima l'Orso peloso, poi il
signor Decano; ora questo!--

E soggiungeva:

--Non ne voglio altri!--

Questa volta pero`, sentendosi stringere la mano, e udendo le
affettuose parole: Povero Calogero!--pur provando il terrore del
pericolo corso dal terzo secondo padre, e la gioia di vederlo salvo,
Cardello non rise; ormai, per lui il Piemontese era l'unico e vero
suo secondo padre!

Il giorno che il convalescente pote` lasciare il letto, Cardello non
riusciva a star fermo dalla contentezza. Saltava, come un bambino, per
le stanze, si affacciava ai balconi, comunicava alle persone che
passavano la lieta notizia.--Stavo per fartene una brutta assai!--gli
diceva il Piemontese:--povero Calogero!

--Dica: Povero Cardello!--egli rispose:--come mi chiamavano al mio
paese quando ero ragazzo.

--Perche`?

--Credo perche` ero vispo come un cardellino.

--Da ora in poi ti chiamero` Cardello anche io. Ti fa piacere?

--Certamente. Mi parra` di tornar ragazzo.




XII.

LA FORTUNA DI CARDELLO.


Il giorno in cui fu inaugurata la condotta dell'acqua, Cardello non
stava nei panni.

Migliaia di persone attorno alla fonte in attesa di veder funzionare i
sette rubinetti di rame che, ripuliti il giorno avanti da lui,
luccicavano al sole quasi fossero di oro. Tutto il Municipio in gran
gala, la banda con la nuova divisa, impennacchiata, che si sfiatava a
suonare... E, al momento decisivo, marcia reale, appena l'acqua
schizzo` con violenza, limpida come cristallo, tra un gran urlo di:
Viva! Viva! e infiniti battiti di mano. Era stato lui, Cardello,
che aveva aperto l'ultima valvola, distante un centinaio di passi
dalla fonte. E compiuta l'operazione, era corso a gridare: Viva!
Viva! anch'esso e ad applaudire, pallido dalla gran commozione, a
lato del Piemontese che riceveva congratulazioni da ogni parte. I
carabinieri stentavano a trattenere la folla che si pigiava per tuffar
le mani nella vasca, e i ragazzi che si davano spinte ed urtoni per
essere tra i primi a riempire le quartare e portar a casa l'acqua
nuova! Festa, delizia di paese assetato, e che pareva di essersi ora
ubbriacato con la sola vista dell'acqua sospirata da tanti anni!

La gioia di tutta quella gente era stata pero` niente a confronto di
quella di Cardello, a cui importava poco della sete altrui e che
avea gridato Viva! Viva! e avea battuto furiosamente le mani
unicamente pensando: "Ora daremo mano alla fabbrica!"

Egli aveva tale illimitata fiducia nell'abilita` del Piemontese, da
figurarsi che le pratiche per la compra del terreno avrebbero potuto
condursi a termine in un paio di giorni. E quando vide che andavano
per le lunghe, e quando apprese che per lo fornaci occorreva l'opera
di un ingegnere pratico di quel genere di costruzioni, senti` uno
scoraggiamento grande. Aveva avuto la fabbrica davanti agli occhi,
come un miraggio, e cosi` vicino che quasi gli sembrava di toccarla con
le mani, e ora la vedeva indietreggiare e allontanarsi in fondo in
fondo e dileguare, come al destarsi da un sogno.

Pages:
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6
Copyright (c) 2007. topboookz.com. All rights reserved.