Cardello
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Luigi Capuana >> Cardello
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--Eppure--egli diceva a Cardello: questa dev'essere la stessa creta
che usano ora i vasai per le quartare, come le chiamate. Se io
riuscissi a trovare il modo di manipolare la creta attuale, da
ridurla duttile e leggera come questa di questi vasi... metterei su
una fabbrica di stoviglie, e mi farei una fortuna. Arricchiresti
anche tu.--
Sei tombe soltanto. Dopo parecchie settimane d'inutile lavoro, avevano
smesso di scavare. Ma Cardello non era piu` tornato al suo ufficio di
sorvegliante. L'impresario lo aveva incaricato di cercare un bravo
cavatore di creta; e le stanze vuote e senza mobili della vasta casa
erano gia` ingombre di mucchi di materiale; e pure la terrazza, dove la
creta veniva messa ad asciugare al sole.
Cardello ora badava a sorvegliare due operai che la stritolavano, la
stacciavano ridotta in polvere flnissima e la riportavano nello
stanzone col pavimento di mattoni di valenza, pronta ad essere
impastata, manipolata a lungo con l'aggiunta di un po' di sale per
renderla porosa e leggera.
Il Piemontese andava, una o due volte il giorno, a dare un'occhiata
ai lavori di scavo della conduttura, impartiva qualche direzione,
qualche ordine, e tornava a casa a rinchiudersi con Cardello pei
saggi d'impasto della creta.
Quel diavolo di Piemontese sapeva fare tante cose! Mentre
Cardello, secondo le sue indicazioni, impastava mucchietti di creta,
egli rizzava, secondo quel che leggeva in un libro pieno di disegni,
un piccolo forno da cuocervi i vasetti e le tazze foggiate. Ne aveva
foggiata qualcuna anche Cardello osservando bene come faceva il
padrone.
Anzi, un giorno ch'era rimasto solo e i vasetti e le tazze allestiti
erano messi ad asciugare al sole, Cardello avea tentato di foggiare
un vasetto simile a quelli trovati negli scavi, col piede svelto, e il
collo lungo e le scanalature nel ventre. Non era precisamente qualcosa
di finito, ma per un primo tentativo, egli poteva esserne contento. Il
Piemontese stette a guardarlo, gli die` un colpetto di pollice qua,
un altro la`, adoprando anche una stecca, lo raddrizzo` perche` pendeva
un po' da un lato, e disse a Cardello:
--Bravo! Ma per far meglio, ci vuole la ruota. Va' a chiamare un
falegname.
Il Piemontese, quando gli veniva un'idea, un capriccio, non metteva
tempo in mezzo per attuarlo. Questo modo di agire piaceva tanto a
Cardello! Anche lui ora si sentiva preso da grande smania di fare. E
non pensava ad altro che alla fabbrica di stoviglie, dove egli sarebbe
stato il capo operaio, come gli diceva spesso il padrone.
La ruota era pronta.
--Ecco come si adopra. Si imposta un blocchetto di creta sul piano e
col piede si da` il movimento. Le dita intanto stringono la massa
l'allargano facendo il vuoto, tornano a stringerla, tirando su il
collo, cosi`, cosi`, intingendo di tanto in tanto le dita
nell'acqua.--
Quante diavolerie sapeva fare quel Piemontese! Cardello lo guardava
a bocca aperta.
Qualcuno, incontrandolo per via, lo fermava domandandogli:
--Ma che cosa intrugliate, chiusi in casa tu e quel matto di
Piemontese?
--Niente.
--E` vero che praticate gli scongiuri per trovare un tesoro?
--Il tesoro lo abbiamo gia` trovato,--rispondeva Cardello, ridendo.
--E tu, hai tu avuto la tua parte?
--La mia parte, s'intende.
--Dunque sei ricco?
--E nessuno lo sa!... Lasciatemi andare.
--Qualche diavoleria fate certamente. I lavori della conduttura
dell'acqua intanto non vanno avanti.
--Se la deve vedere lui col Municipio.
--Si dice anche che stampate monete false!
--Fosse vero! Arricchiremmo con niente.
--Bada, che quel matto non ti trascini in galera!--
Cardello riferiva questi discorsi al padrone.
--Faremo monete vere!--rispondeva il Piemontese:--Domani accenderemo
il forno.--
Questa infornata dei vasetti e delle tazze eccitava l'immaginazione di
Cardello. Ma ancora il Piemontese non era contento; ottenere della
buona terracotta da gareggiare con quella dei vasetti antichi gia` gli
sembrava poco. Bisognava trovare una vernice fina come quella di essi,
uno stagno almeno da poter fare la concorrenza alle altre fabbriche
di stoviglie stagnate. Per questo aveva ordinato quei medicamenti,
come Cardello li chiamava, arrivati dal Piemonte in due cassette
suggellate e che erano costate un occhio, secondo lui.
All'alba del giorno dopo, essi erano in piedi, attorno al forno che
bruciava, dopo che i vasetti di creta gia` asciutti erano stati
collocati nella parte superiore; e doveva bruciare fino a sera, senza
che il fuoco si rallentasse un solo momento.
Quella era una prima prova per vedere a che punto di raffinatezza e di
leggerezza fosse stata ridotta la creta seccata, polverizzata,
stacciata, lavata e poi ridotta a pastoncini con tutte le cure
possibili. A Cardello, alimentando il fuoco con le legna, sembrava
di fare un'operazione straordinaria. Nella stanza si scoppiava dal
caldo. Il Piemontese beveva e ribeveva per asciugare il sudore,
diceva; e avrebbe voluto indurre anche Cardello a fare come lui. Ma
Cardello aveva paura di ubbriacarsi, perche` il vino traditore una
volta gliel'avea fatta, ed egli era stato male una settimana per
effetto della solenne sbornia presa la sera di Natale, mesi addietro.
Dall'ansia e dalla commozione Cardello non sentiva sete ne`
fame. Assorbiti dall'operazione, essi non avevano pensato neppure a
comprare un po' di pane... E il forno divampava, e la legna crepitava
da ore e ore e doveva durare fino a sera!
--Basta!--disse finalmente il Piemontese.
Cardello si era immaginato che, cessato il fuoco, si sarebbe veduto
subito il risultato della cottura. E rimase deluso, quando senti`
dirsi:
--Bisognera` aspettare fino a domani, perche` il forno si freddi.
* * *
E durante la nottata, non riuscendo a chiuder occhio, arzigogolava:
--Ora, neppure don Carmelo, se uscisse di carcere, potrebbe indurmi a
riprendere il mestiere di burattinaio. Si`, era divertente, dava
belle sodisfazioni quando la gente applaudiva. Mi sentivo quasi
preso da malia, facendo muovere e parlare i pupi come tanti
cristiani vivi.... Ma ora e` un'altra cosa. Ho fatto bene ad andar
via dal Decano. "Don Calogero, ve ne pentirete!". La profezia gli e`
fallita. E quando sapra` che saro` arrivato a esser capo di una
fabbrica di stoviglie, sotto la direzione del Piemontese, rimarra`
con tanto di naso... Una fabbrica! Il Piemontese e` capace di fare
miracoli... Domani... Non veggo l'ora che aggiorni, per sfornare i
vasetti... E poi, egli dice, li stagneremo... Chi sa come si dovra`
fare? Impastare, credo, quei medicamenti e ungerne i vasi e
rimetterli al forno... Bella quella rota! Gira, gira, gira e il vaso
vien su, su, tra le mani. Demonio di un Piemontese! Le sa tutte,
lui... Ha quattrini, e puo` cavarsi qualunque capriccio... Dicono che
i quattrini non sono suoi; intanto il Municipio, glieli da`, o per
conto di coloro che lo hanno mandato qui a dirigere lo scavo della
conduttura, o per conto di lui stesso, non significa niente. Ma
stando con lui, uno si sente uomo, e non sente il peso del
lavoro... Si dimentica fin di mangiare e di bere, come nella
giornata di ieri... Lui, no, ha bevuto ieri; e piu` beveva e piu`
sudava... E` di acciaio! Io mi farei ammazzare per lui. La
fabbrica!... Capo operaio!... Allora vorro` tornare al paese e far
vedere a tutti che cosa e` divenuto Cardello! Peccato che la povera
nonna sia morta! Mi voleva bene, poveretta! Ora avrei potuto
aiutarla, renderle quel che aveva fatto per me quand'ero
bambino. Sarebbe stata tanto contenta di vedermi cresciuto,
ripulito, con un po' di quattrini da parte nel libretto
postale... Non mi par vero! Quando si dice la sorte, il destino!
Burattinaio, servitore--com'ero buffo, non posso neppur
pensarci!--ed ora in procinto di essere stovigliaio. Chi avrebbe mai
potuto immaginarlo?... E i vasetti e le tazze saranno riusciti ben
cotti?... Meno male! Cantano i galli.--
Salto` giu` dal letto. Il Piemontese dormiva ancora; russava come un
orso.
Egli ando` di la` piano piano; giro` e rigiro` attorno al forno con la
tentazione di aprirlo prima che il padrone si svegliasse.
E un'ora dopo, mentre questi apriva la porticina superiore del forno,
Cardello non respirava, intento. Il Piemontese era rimasto serio,
impassibile osservando i vasetti da grigi divenuti rosei coperti da
fine polvere che quegli cacciava via col soffio; ma Cardello saltava
dalla gioia; e quando ebbe in mano uno dei vasetti, si die` a baciarlo
e a ribaciarlo, come un portento, e aveva le lacrime agli occhi!
VIII.
IL CAPOLAVORO DI CARDELLO.
La creta, manipolata con tanta accuratezza, aveva dato terrecotte
infinitamente superiori alle rozze stoviglie dei quartarai, ma da
quelle alle terrecotte leggerissime dei vasetti antichi ci correva
ancora molto.
Cardello fu incaricato di triturare in un gran mortaio di marmo una
buona quantita` della creta gia` ridotta in polvere fina e ben
stacciata; forse bisognava renderla impalpabile per ottenere maggior
densita` d'impasto e nello stesso tempo maggior leggerezza.
Le due tazzine gia` cotte erano sottili quanto le tazze di porcellana;
ma il piemontese ne aveva spezzata una per accertarsi della qualita`
dell'impasto e aveva buttato via i cocci con stizza. Cardello, a
quell'atto, s'era sentito stringere il cuore. Non riuscivano dunque! E
gli era parso di veder svanire tutt'a un tratto il suo bel sogno della
fabbrica.
Il Piemontese pero` era ostinato come un mulo. Quando si metteva in
testa una cosa, non pensava ad altro, fino a che non si persuadeva che
era inutile ritentare.
La creta, ridotta in polvere impalpabile-- Cardello aveva le braccia
indolonsite dal pestare e confricare due intere giornate!--era stata
impastata aggiungendovi un po' di strutto per renderla grassa. E
intanto che i vasetti e le tazze foggiate stavano esposte al sole
nella terrazza, il Piemontese cavava fuori dalle cassette i
medicamenti e li scioglieva con l'acqua, in due catinelle, dopo aver
pesato accuratamente le dosi e misurata l'acqua col bicchiere
graduato; tanti grammi di quella, tanti grammi di questa, col libro
davanti per non sbagliare,
Cardello avrebbe voluto sapere che cosa erano quei medicamenti e
come si chiamavano: ma il Piemontese, zitto zitto, faceva tutto da
se`. Cardello doveva contentarsi di stare a guardarlo, e sgranava gli
occhi seguendo quell'operazione misteriosa che doveva poi dare lo
stagno ai vasetti e alle tazze.
Infatti, quando le misture furono pronte, quegli prendeva uno dei
vasetti, lo immergeva in una delle catinelle, agitandolo, rivolgendolo
da tutte le parti e, tiratolo fuori, faceva colare il liquido in modo
da poter formare uno strato uguale; poi, con un pennello, vi spruzzava
su un po' del liquido dell'altra catinella e metteva il vasetto su una
tavola perche` la mistura colasse ancora, e si eguagliasse
meglio. Ripeteva la stessa operazione con altri due vasetti e con la
tazza rimasta intatta, e insieme con Cardello portava delicatamente
la tavola al sole, nella terrazza.
--Diventeranno lucidi, ora?--domando` Cardello.
--Bisognera` rimetterli nel forno. Lo accenderemo domani.--
Che sorpresa per Cardello quando, due giorni dopo, vide cavar fuori
vasetti e tazza lucidi, con un bel verde scuro macchiettato qua e la`
di nero!
Ah! Quel Piemontese era un mago a dirittura!
Questa volta il padrone gongolava. Osservava sorridendo i vasetti,
voltandoli e rivoltandoli, passandoseli da una mano all'altra,
presentandoli all'ammirazione di Cardello, con dirgli:--Eh? Eh?
Eh?--a cui Cardello rispondeva battendo le mani.
Solamente egli sentiva un po' di tristezza, pensando che il
Piemontese avrebbe tenuto quel segreto per se`, e che lui non avrebbe
mai saputo fare niente di simile. E guardava con un senso d'invidia
quel libro che il padrone consultava a ogni po'. Doveva essere un
libro di magia!
Una volta, nell'assenza di esso, Cardello avea provato di leggerlo,
ma non ci aveva capito niente!... Si era pero` trascritto il
frontispizio, per ogni caso; leggi e rileggi, doveva finire con
intenderlo! La buona volonta` non gli sarebbe mancata.
* * *
Ci furono parecchi giorni di sosta. Cardello avea dovuto tornar a
sorvegliare gli operai. Il Piemontese, a corto di quattrini, passava
intere giornate al Municipio per strappare un acconto al Sindaco, che
giurava di non dare piu` un soldo se i lavori laggiu` non venivano
spinti innanzi con sollecitudine.
Oltre alla testardaggine, il Piemontese aveva anche, quando
occorreva, una bella chiacchiera. Pregava, minacciava liti, si
raccomandava, faceva veder le cose quattro e quattro fa otto,
protestava che prima della fine dell'anno i lavori sarebbero
compiuti. Voleva guadagnarsi il premio stipulato nel contratto, pel
caso che la conduttura fosse allestita prima del termine fissato; non
era cosi` sciocco da lasciarsi sfuggire di mano quella bella sommetta
di parecchie migliaia di lire. E tornando a casa, senza aver cavato un
ragno da un buco, si sfogava con Cardello, mentre questi preparava
il desinare, gli ripeteva la scenata avuta con quel somaro di Sindaco,
quasi i quattrini, invece di questo avesse dovuto darglieli
Cardello!...
Intanto non potevano fare altri esperimenti; questo era il gran guaio!
Gli mancavano parecchi ingredienti per lo stagno, e bisognava farli
venire da Torino.
--Costano troppo?
--Un centinaio di lire. Non posso spendere per essi le paghe degli
operai.--
--Cardello, stette zitto. E la mattina dopo, mentre il padrone si
preparava in fretta e in furia per andare al Municipio ad assalire
nuovamente qull'asino di Sindaco e indurlo ad accordargli l'acconto,
e a firmare il mandato, Cardello, tutto confuso, si presentava al
padrone, balbettando;
--Ecco le cento lire... se le accetta.
--Chi te le ha date?
--Sono mie... Risparmi che tenevo alla posta.
--Sei un buon figliuolo! Ti ringrazio.... No no! Va' a rimetterle
dov'erano.
--Perche` mi da` questa mortificazione?--aveva risposto Cardello con
voce piena di lacrime
--Le accetto, per pochi giorni--riprese il Piemontese commosso.--Sei
un bravo figliuolo!... Il Sindaco dovra` darmi l'acconto, ora che
arriva la prima spedizione dei tubi di ghisa; ho ricevuto l'avviso
ieri sera.--
Appunto per quei tubi erano sorte difficolta` con la dogana.
Il Piemontese avea dovuto assentarsi, e siccome nella settimana si
attendeva la visita di un ingegnere della Provincia per osservare lo
stato dello scavo, e i lavori erano stati sospesi fino al ritorno
dell'appaltatore e all'arrivo dell'ingegnere, Cardello rimasto solo
in casa, con tutta quella creta, con la rota, col forno e coi
medicamenti a sua disposizione riprese subito a foggiare vasetti,
come meglio sapeva, e tazze, disfacendo e rifacendo quelli che gli
sembravano mal riusciti, e mettendoli al sole perche` si seccassero
presto. Voleva far vedere al Piemontese che egli, Cardello, non
era uno stupido e che se, un giorno o l'altro, veniva messo a capo
della fabbrica di stoviglie stagnate, quel posto se lo sarebbe
meritato.
E mentre i vasetti e le tazze si seccavano al sole--neppure a farlo a
posta, in quei giorni il sole si affacciava a intervalli dalle nuvole
che ingombravano il cielo, ne` tirava un soffio di vento che sarebbe
servito ad asciugare la creta quasi quanto un'occhiata di
sole!--Cardello preparava la legna per riscaldare il forno, e si
aggirava per le stanze stringendo i pugni, alzando biecamente gli
occhi al soffitto appena rifletteva che non avrebbe saputo come
regolarsi per le dosi dei medicamenti. E poi le boccette erano
parecchie; e nel momento che il Piemontese aveva fatto la mescolanza
egli avea dovuto andare di la`, non ricordava piu` per che cosa, forse
allontanato a posta da quello per timore che lui potesse impadronirsi
del segreto.... Il libro era la`, su la scrivania, ma egli non ci
capiva niente, per quanto leggesse e rileggesse.... Basta! Si sarebbe
affidato alla sorte!
Intanto bisognava prima cuocere i vasetti e le tazze.
Intorno alla riuscita di questa operazione non aveva dubbi di sorta
alcuna. In un vasetto soltanto era avvenuta un'incrinatura al collo,
forse perche` non bene asciutto.... Ma questo era niente.
Il difficile veniva ora.
Gli tremavano le mani sturando la boccetta, versando un po' del
contenuto nella catinella con l'acqua, facendo una mistura a casaccio,
rimestandola, aggiungendovi un po' di medicamento dell'altra
boccettina quando gli era parso che il liquido non fosse denso a
bastanza.
--Chi sa che intruglio ho fatto!...--
E soltanto ora che non poteva rimediare, gli si affacciava alla mente
la riflessione che forse aveva sciupato cosa costosa, e che il
Piemontese, al ritorno, non gli avrebbe perdonato l'imprudenza
commessa.
--Ormai, e` fatta!--egli esclamo`:--Si paghera`, se mai, con le cento
lire.
Comincio` a collocare i vasetti gia` ben secchi nella parte superiore
del forno, come aveva visto fare al padrone, e die` fuoco alla legna,
alimentando continuamente la fiamma, col cuore che gli batteva forte
dall'ansia, pregando a mani giunte:
--Madonna Santa, aiutatemi!--
Diciotto ore di fuoco, di continua commozione; e anche digiuno!
La sera si era buttato sul letto, sfinito, dopo aver mangiato soltanto
due bocconi di pane con un po' di cacio, e bevuto un bicchierone
d'acqua.
Avea dormito cosi` profondamente che, svegliandosi, non si rammentava
bene di quel che aveva fatto il giorno avanti; poi, in camicia e in
mutande, scalzo, si era precipitato a corsa nella stanza del forno gia`
freddato, e, quasi non respirando, con mani convulse, avea cavato
fuori uno dei vasetti.
Rimase! Non credeva ai suoi occhi! Invece di verde scuro, macchiettato
di nero, il vasetto era iridato, con riflessi di verde pallidissimo,
con venature che, secondo la luce, apparivano di oro rosso cupo,
cangianti. Fin l'incrinatura del collo era sparita sotto lo strato
dello stagno!
L'altro vasetto e le due tazze, chi sa perche`?, erano riusciti meno
belli; poche iridi, poche venature di oro rosso cangianti, e larghe
chiazze di color cioccolata, e di grigio sporco. Cardello stette
lunghe ore quasi in adorazione davanti al mirabile vasetto. Si
figurava che il furbo Piemontese nel primo esperimento non avea
voluto adoprare i medicamenti piu` costosi, contentandosi di ottenere
quel colore verde scuro macchiettato di nero, tanto per persuadersi se
sarebbe riuscito.
--Che dira`?--si domandava Cardello.
Ma la vista del vasetto lo consolava anticipatamente di tutte le
sgridate, e anche dei possibili furori del Piemontese, che di
ordinario era freddo, serio, ma, se montava in bestia, diventava
proprio intrattabile.
Cardello si affretto` a far sparire ogni traccia delle operazioni
fatte; butto` via la mistura dei medicamenti, ripose le boccette nella
cassetta in modo che quegli non avesse potuto accorgersi subito che
erano state adoprate; nascose i vasetti e le due tazze in un baule, e
aspettando il ritorno del Piemontese si stringeva nelle spalle,
ripetendo:
--Ormai!...--
E non poteva trattenersi dal soggiungere sorridendo di sodisfazione:
--Intanto il mio vasetto e` assai piu` bello dei suoi!
IX.
INFORTUNIO DEL LAVORO
Il Piemontese, arrivato assieme con l'ingegnere provinciale, per due
giorni aveva avuto ben altro pel capo che occuparsi dei suoi
esperimenti di terracotte. Era di cattivo umore; Cardello che lo
aveva accompagnato laggiu`, sentendolo discutere violentemente con
l'ingegnere avea temuto, in certi momenti, che non venissero alle
mani, alla presenza del Sindaco e degli Assessori presenti anch'essi
per la ispezione.
Poi tutto era andato bene. L'ingegnere partito, i lavori di scavo
ripresi, Cardello per parecchi giorni avea dovuto tornare al suo
posto di sorvegliante ora che si iniziava il traforo della collina;
traforo di qualche centinaio di metri, che pero` richiedeva molta
attenzione e molte precauzioni perche` non accadessero disgrazie.... E
degli esperimenti di terracotta neppure una parola!
Cardello si sentiva rodere dalla smania di mostrare al Piemontese
il bellissimo vasetto; ma quegli, preoccupato della natura del terreno
della collina da traforare, la sera, desinando, parlava delle opere di
travatura che occorrevano per prevenire una frana e, tra un boccone e
l'altro, faceva calcoli, col lapis, sul libretto degli appunti e
tentennava la testa, e borbottava contro l'ingegnere, contro il
Sindaco.... E degli esperimenti di terracotta neppure una parola!
Era proprio un'angoscia per Cardello. Di tanto in tanto, si sentiva
spinto a interrompere i ragionamenti e i calcoli del Piemontese e
gridargli:--Ma che traforo! Ma che travatura!... Pensiamo a cose piu`
serie.... Non le preme dunque di vedere il mio vasetto?--
Quasi quegli ne sapesse qualcosa!
Una mattina Cardello non ne pote` piu`. Corse al baule dove il vasetto
era nascosto, involtato in un giornale, e cosi` com'era lo presento` al
Piemontese senza neppur dirgli: "Guardi!"
--Dove l'hai trovato?--domando` questi, spalancando gli occhi dallo
stupore.
--L'ho fatto io,--rispose timidamente Cardello.
--Come? Tu! Come?--
Di mano in mano che Cardello, preso animo, gli raccontava un po'
confusamente quel che aveva operato, il Piemontese se lo divorava
con gli occhi, ne approvava con la testa ogni parola, sollecitandolo,
col gesto, di andare avanti, di andare avanti.... Quel che piu`
gl'interessava di sapere era il mezzo con cui Cardello aveva
ottenuto quello splendore di cristallizzazione....
--E hai preso.... Quale preparato hai preso?
--Un po' da una boccetta, un po' dall'altra... a casaccio....
--Da questa?
--Si`.
--E anche da quest'altra?
--Da quasi tutte.... Ho fatto male?
--No.... Ma ricordati bene.... In che dosi?
--Che ne so!... Da una piu`, da un'altra meno, come capitava, a
occhio. Da quella boccettina la`, soltanto un pizzico.
--Imbecille! Cretino! Ma prova a ricordarti! Ma sforzati!...--si
spazientiva il Piemontese.--Fai un esperimento cosi` delicato e,
per precauzione, non prendi nota neppure delle
dosi... dell'essenziale! Ed eri presente...--imbecille!
cretino!...--quando io pesavo diligentemente i preparati e misuravo
l'acqua col provino.... Non sapevi, va bene, quale preparato
sciogliere prima, quale dopo; ma, pensando a quel che ne poteva
nascere, dovevi capire.... Niente! Butta giu` tutto come vien
viene... e gli capita la disgrazia.... Si`, e` stata una disgrazia;
perche` se tu capissi che miracolo hai prodotto--e nessuno sapra` piu`
riprodurlo--dalla rabbia ti sbatteresti la testa a un muro. Su,
vediamo: tenta dunque di ricordarti....--
Ora lo prendeva con le buone, accorgendosi che sgridandolo a quel modo
lo sbalordiva maggiormente.
--Su, tenta.... Non sara` difficile.... Ma non intendi che poter
ottenere quello stagno sarebbe la nostra fortuna? E senza
scomodarci, senza lavorare, vendendo soltanto la privativa del
segreto.... In Francia, in Germania, in Inghilterra, in America
farebbero a gara per strapparcelo di mano a furia di centinaia di
mila lire!--
Cardello scoppio` in un gran pianto, quasi quelle centinaia di mila
lire se le vedesse rubare proprio in quel momento da qualcuno
invisibile, contro cui non era possibile resistenza alcuna. E
singhiozzando balbettava:
--La mia disgrazia e` stata di non essere andato a scuola! Se avessi
saputo leggere bene, se mi avessero fatto studiare! Ci ho perduto
gli occhi in quel suo libro, senza capirne niente. E` colpa mia
forse?... Chi poteva prevedere quel che e` accaduto? Neppure lei,
credo....
Il Piemontese smaniava, aggirandosi per la stanza, alzando i pugni
al soffitto, fermandosi a contemplare il vasetto posato sul tavolino,
e che pareva formicolasse di iridi, goffo di forma ma inarrivabilmente
bello con quel verde pallidissimo su cui si ricamavano le venature di
oro rosso cupo.... E tutto cio` era opera del caso!--E tornava a
smaniare, ad alzare minacciosamente i pugni al soffitto, mentre il
povero Cardello singhiozzava in un canto, senza osar di guardare il
vasetto che avrebbe potuto essere la sua fortuna, se lui avesse
saputo....
--Ritenteremo...--egli disse all'ultimo, per consolare il
padrone.... Chi sa? Potra` darsi!...
* * *
Un'altra scena avveniva il giorno dopo quando il Piemontese volle
restituirgli le cento lire.
--No! No! Le tenga. Comprera` altri medicamenti!
--Le hai guadagnate con tanti stenti e vorresti sciuparle cosi`?
Rimettile nella cassa postale, non far lo sciocco!
--No! No!--insisteva Cardello.
--E del vasetto che farai?--soggiunse il Piemontese dopo che
Cardello, vedendolo irritare, aveva ripreso il biglietto da cento
lire.
--Ma il vasetto e` suo.
--Via, si`, mio per meta`. Lo mandero` a Torino; ce lo pagheranno
bene.... E` un pezzo unico al mondo! Tu ancora non lo capisci.--
Dopo tutti quei dispiaceri, il pensare ch'egli, senza volerlo, senza
sapere quel che facesse, era riuscito a produrre quel che il
Piemontese chiamava un pezzo unico, lo riempiva d'orgoglio e di
speranza. Il Signore, che lo aveva aiutato finora, avrebbe continuato
ad aiutarlo. Ormai si credeva uomo maturo, a vent'anni, Non aveva
frasche per la testa. Per lui si poteva dire che i divertimenti e gli
svaghi non esistessero. Voleva essere un onesto operaio, guadagnarsi
il pane col sudore della sua fronte, e crearsi--se il Signore lo
aiutava--una discreta posizioncina al sole. Poter arrivare a metter su
un piccolo negozio era la sua piu` alta aspirazione. E se davvero il
Piemontese si decideva a fondare la fabbrica di stoviglie
stagnate.... Non era cattivo mestiere quello dello stovigliaio. Col
tempo forse non gli sarebbe difficile avere una piccola fornace di
suo, trovare un compagno che possedesse qualche capitale da
impiegare.... Tanti e tanti avevano cominciato piu` modestamente di
lui, ed ora erano ricchi negozianti, con palazzi e ville e giardini.
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