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Annual Bibliography of Commonwealth Literature 2007
This paper argues that discourses of love in Ghanaian market literature for youth offer a view into complex negotiations of agency and empowerment. Drawing on Deborah Durham's notion of youth as "social `shifters'" and Francis Nyamnjoh's conception of the "interconnectedness" of agency, I take Ghanaian market literature as one specific case of how African literature for youth foregrounds questions of continuity and change as African societies enter into increasingly complex global relations. In this literature for youth, received notions of love, often constructed out of impressions from American pop and hip hop music, carry new notions of agency that compete with existing "domesticated" forms. Authors like Ike Tandoh and Evelyn Tay employ discourses of love to offer youth alternative avenues for empowerment in a context of socio-economic disenfranchizement. In a creative process of "straddling", this writing both reveals and reproduces the contradictions that obtain in youth configurations of agency.

Cardello

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Claudio Paganelli, Charles Franks, and the Distributed Proofreading Team.
This book has been prepared in a project in common with Progetto Manuzio,
http://www.liberliber.it



Luigi Capuana




CARDELLO




INDICE

I.--L'Orso peloso
II.--Cardello entra in arte
III.--Una recita straordinaria
IV.--Un dramma
V.--Il padre cappellano
VI.--Una recita in parlatorio
VII.--Una scoperta archeologica
VIII.--Il capolavoro di Cardello
IX.--Infortunio del lavoro
X.--Speranze e dolori
XI.--Abnegazione
XII.--La fortuna di Cardello





I.

L'ORSO PELOSO.


Da tre giorni, nel paesetto non si parlava di altro che dell'arrivo
del burattinaio.

Davanti al magazzino da lui preso in affitto, una folla di ragazzi
faceva ressa per vedere i preparativi delle rappresentazioni,
quantunque il portone socchiuso non permettesse di scorgere quel che
colui stava ad armeggiare la` dentro.

Si udivano frequenti picchi di martello, stridori di sega, brontolii
d'una voce arrochita che doveva essere del burattinaio, e, di tratto
in tratto, i vagiti di una creaturina gia` vista piu` volte dai ragazzi
in braccio alla giovine donna malaticcia che sembrava figliuola di
quell'uomo e invece--cosi` si diceva--ne era la moglie.

Se qualche ragazzo, piu` ardito o piu` impertinente, osava di ficcare la
testa tra i battenti del portone socchiuso, o spingeva indietro la
parte di esso scostata dallo stipite, un urlo o una parolaccia
dall'interno lo faceva scappare subito via.

Ed era uno sbandarsi di qua e di la` di tutta la ragazzaglia, appena il
burattinaio appariva su la soglia, in maniche di camicia, coi lunghi
capelli grigi in disordine, i calzoni malamente stretti ai fianchi da
una larga cigna di cuoio, con la pipetta di radica tra i denti, che
pareva dovesse bruciargli i baffi ispidi e folti e i peli della barba
che gli si arricciavano e arruffavano sul mento.

I ragazzi lo avevano soprannominato Orso peloso sin dal primo
giorno; ma poi si erano accorti che era meno orso di quel che
immaginavano.

Si piantava a gambe larghe su la soglia, con le braccia dietro la
schiena, tirando dense ondate di fumo dalla pipetta mezza
carbonizzata; e, dopo aver guardato attorno, si rivolgeva a qualcuno
di loro:

--Ehi, ragazzo! Vuoi comprarmi quattro soldi di chiodi simili a
questo?--

E appena il chiamato si accostava accennando di si`, l'Orso peloso
gli faceva una carezza, gli dava i soldi e il chiodo per mostra e
soggiungeva

--Ti faro` entrare gratis la prima sera dell'opera.--

Cosi` Cardello, come lo chiamavano, aveva ricevuto l'incarico di
parecchie commissioni, forse perche` il burattinaio, dall'aspetto
vispo, di vero cardello, lo aveva giudicato il piu` intelligente e il
piu` servizievole di tutti.

Cardello, appunto in quei giorni un po' disoccupato, passava gran
parte della giornata, assieme con gli altri ragazzi, davanti al
portone del magazzino. La sua curiosita` era grande. Egli aveva sentito
parlare tante volte dell'opera dei burattini, ma non l'aveva mai
veduta. I burattinai arrivavano raramente in quel paesetto arrampicato
in cima a una montagnola dove bisognava andare di proposito a
scovarlo. E Cardello aveva appena dieci anni.

Tre o quattro commissioni rapidamente e bene eseguite lo avevano fatto
entrare nelle grazie dell'Orso peloso.

Ora Cardello non stava piu` fuori, a spiare ficcando la testa tra i
battenti del portone socchiuso. Andava e veniva affaccendato, perche`
il burattinaio aveva continuamente bisogno di qualche cosa: d'una
sbarra di legno, di quattro fogli di carta colorata, d'un litro di
petrolio, di un po' di minio, d'un metro di nastro rosso, d'una
matassa di spago, d'una cartata di tabacco per la pipa--e si faceva
anche aiutare da lui nel rizzare in fondo al magazzino il
palcoscenico.

Andando e venendo, Cardello passava con un sorriso di orgoglio e di
sodisfazione tra i compagni affollati nella piazzetta, che lo
tempestavano di domande:

--Hai visto i burattini?

--Si`; li abbiamo messi fuori dal cassone oggi.

--Belli?

--Alti quanto me. Paiono vivi; fanno paura.

--C'e`, Pulcinella?

--E Colombina, e Tartaglia, e Peppe-Nappa, e il Mago, e il
Drago, con la lingua rossa e gli occhi rossi, che muove la coda.

--Da se`?

--Da se`. Sono gia` tutti appesi a un fil di ferro quelli che servono
per domani sera. Ce n'e` tanti altri: re con la corona; guerrieri con
le spade; uno di essi si chiama Orlando.--

E tutti stavano a sentirlo a bocca aperta, invidiandolo, canzonandolo
anche, per sfogare il dispetto di vederlo preferito.

--Farai tu da Pulcinella?

--Diventerai burattinaio anche tu?

--Chi lo sa?--rispondeva Cardello.


E il giorno dopo lo seguirono in Piazza del Mercato, mentre andava ad
attaccare il cartellone coi pupazzetti: Pulcinella da un lato, col
randello in mano, e Tartaglia dall'altro con gli occhiali verdi e il
tricorno, nell'atto di prender tabacco da una tabacchiera che sembrava
una cassetta.

--Bravo, Cardello!--

E urli e fischi.

La gazzarra fu piu` rumorosa la sera in cui lo videro uscire dal
portone in camiciotto bianco e capellaccio grigio di felpa che gli
copriva le orecchie, col tamburo su la pancetta e in una mano il mazzo
con la grossa capocchia di pelle e nell'altra una bacchetta,
accompagnato dalla giovane moglie del burattinaio, in maglia carnicina
e vestito corto, che suonava la tromba, mentre Cardello picchiava
sul tamburo da un lato col mazzo e dall'altro con la bacchetta, serio,
impettito, quasi quello fosse stato sempre il suo mestiere.

Buntiri! Buntiri`! Pepe! Peperape`! per tutte le vie e le viuzze del
paesetto, a fine di chiamar gente allo spettacolo. Intanto lo
spettacolo era Cardello camuffato a quel modo, che non si curava dei
fischi, degli urli, e si credeva diventato un personaggio
d'importanza.

Dagli usci, dalle finestre, era un accorrere su la via, un
affacciarsi, un ridere, un acclamare lui, che tutti riconoscevano
quantunque travestito, che tutti chiamavano a nome:

--Ehi, Cardello!

--Guarda Cardello!

--Evviva Cardello!

* * *

Giacche` Cardello era conosciuto piu` della bettonica, e voluto molto
bene, perche` si guadagnava il pane facendo qualunque servizio, sempre
pronto, sempre allegro, senza pretese. Due soldi, una bella fetta di
pane, quattro fichi secchi, un piatto di fave condite con olio e aceto
o altra cosa da mangiare; Cardello non rifiutava niente, non si
lagnava mai; ringraziava e andava via tutto contento.

--Povero ragazzo! E` ammirevole!--diceva la gente.

Buntiri`! Buntiri! Il burattinaio aveva avuto una bella idea, facendo
suonare il tamburo a Cardello.

Il ragazzo gli piaceva per la sveltezza e per la serieta`. Quando gli
aveva domandato: "Vuoi suonare il tamburo?" Cardello aveva risposto
subito di si`.

--Ma bisogna che tu ti metta il camicione bianco e il cappellaccio di
feltro.

--Li mettero`.

--Non ti vergognerai?

--O che rubo?

--Non farai come quell'altro, ricordi?--s'interruppe rivolgendosi alla
moglie--che agli urli e ai fischi della gente, butto` via tamburo,
camicione e cappellaccio in mezzo alla via... nel paesetto vicino
qui un mese fa.

--Me ne rido dei fischi! Non sono legnate.

--Bravo!--

La giovane moglie del burattinaio lo aveva interrogato anche lei nei
giorni avanti:

--Come ti chiami?

--Calogero; ma mi dicono Cardello.

--Perche`?

--Se lo sanno loro!

--E non ti dispiace?

--Anzi! Si chiama Calogero pure il becchino, lo spilungone giallo
giallo che mastica sempre tabacco. Meglio Cardello.

--Sei orfano? Non parli mai di tuo padre o di tua madre.

--Sono morti da un pezzo; non li ho neppure conosciuti.

--Quanti anni hai?

--Quindici.

--E con chi stai ora? Dove dormi?

--Dalla nonna, madre di mio padre.

--Ti da` da mangiare? Ti veste?

--Quando ne ha, mi da` quel che ha. Mi busco il pane anche da me. In
quanto ai vestiti, me li regalano, vecchi, rattoppati,
stracciati. Li metto come si trovano, corti, lunghi, larghi o
stretti. E poi, io non sento ne` caldo ne` freddo.

--Beato te!

--Quando ho freddo, mi metto a correre, faccio capriole e mi riscaldo
subito.

--Vuoi venire con noi?

--Dove?

--Pel mondo, di paese in paese. Suonerai il tamburo; potrai imparare a
muovere i burattini, a farli parlare.

--Magari!

--Sai leggere?

--Nisba.

--Che cosa vuoi dire?

--No; si dice cosi`.

--T'insegnera` a leggere don Carmelo, mio marito. Cosi` apprenderai le
parti.

--Chi sa se son bono?

--Ci vuol poco. E tua nonna?

--Non le diremo niente, altrimenti si mettera` a piangere e non mi
lascera` partire.

--No, bisogna dirglielo.

--Glielo direte voi.

--A suo tempo, tra un mese, se qui faremo buoni affari.--

Don Carmelo intanto appendeva a un fil di ferro i burattini che
dovevano servire per la rappresentazione della sera appresso; e
Cardello seguiva attentamente con gli occhi l'operazione,
divertendosi a vederli girare per alcuni istanti da destra a sinistra,
da sinistra a destra, quasi volessero trovare una comoda positura
prima di fermarsi.

--Chi li fa i burattini?--domando`.

--Mio marito lavora la testa, le mani e i piedi; io li vesto.

--Ahooh!--esclamo` Cardello.--E potro` farli anch'io?

--Perche` no, se ci metterai un po' di testa?

--Ahooh!--

Era il suo modo di esprimere la maraviglia.

--E come parlano? Aprono la bocca?

--Mio marito ed io parliamo per loro, e sembra che parlino essi. Non
hai mai visto l'opera?

--Mai!

--Don Carmelo, che in quel punto aveva per le mani Pulcinella, cavato
di tasca il fischio di canna e messolo in bocca, strillo`:

--Cardello! Cardello!--

E fece muovere la mano di Pulcinella in atto di chiamare, Cardello
rimase a bocca aperta.

--Cardello! O che sei sordo?--riprese Pulcinella.

--Mi vuole davvero?--

Cardello voleva saperlo dalla burattinaia. Ma don Carmelo aveva gia`
appeso anche Pulcinella che, ciondolato un po', rimase fermo.

E in questo modo Cardello ebbe un'idea del come i burattini
parlavano.

* * *

La sera della prima rappresentazione pero` il suo stupore fu grande; i
burattini gli sembravano persone vive. Pulcinella, Tartaglia,
Peppe-Nappa lo facevano ridere; ma quando vide venir fuori il Mago
che operava le incantagioni per cui le persone non si riconoscevano
piu` l'una l'altra, e Pulcinella abbracciava Tartaglia credendo di
abbracciare Colombina, e Colombina abbracciava un paracarro
credendo di fare le sue confidenze a Pulcinella; e poi, quando venne
fuori il drago che buttava fiammate e fumo dalla bocca e voleva
mangiarsi tutti vivi vivi, il povero Cardello comincio` a tremare
dalla paura, e si senti` salire le lagrime agli occhi.

Fortunatamente Pulcinella trovava per terra l'anello incantato che
disfacea a un tratto l'opera maligna del Mago; e don Florindo
riceveva una scarica di legnate per compenso di esser ricorso
all'opera di costui, non sapendo come ottenere altrimenti la mano di
Colombina. Quella scarica di legnate fu una gran gioia per Cardello,
che si die` a battere furiosamente le mani, saltando in piedi su la
panca dove era stato a sedere, gridando:--Bravo! Bravo!--E la gente,
invece di applaudire il burattinaio, messasi di buon umore per questa
ingenuita`, applaudi` Cardello, che stupito e mortificato, corse a
nascondersi dietro il palcoscenico; e non ne usci` se prima non fu
sicuro che tutti gli spettatori erano andati via.

--Bravo,Cardello! Hai fatto la tua parte anche tu!--gli disse don
Carmelo:--O perche` piangi?

--Perche`... perche`....--

E non seppe dir altro.




II.

CARDELLO ENTRA IN ARTE.


Il giorno appresso don Carmelo prese a dargli le prime lezioni del
mestiere.

--Sta' attento: guarda come faccio io. Questi sono i fili delle mani;
questi dei piedi. Si tirano in su cosi`, secondo quel che dice il
personaggio. Sta' attento! Ecco, Pulcinella passeggia....--Buon
giorno!--E move la mano cosi`, per salutare.... Ecco: Pulcinella
deve dare un calcio nel sedere a Peppe-Nappa.... Si fa cosi`... Hai
capito?

Ora eseguisci tu...--Buon giorno!...--Ma no! Cosi`, da' un
calcio.... Bravo!.... E non bisogna tenere il fantoccio per aria, se
no si mette a girare... Bravo!.. Cosi`!...--

Cardello avea creduto che la cosa fosse difficile e che egli non
sarebbe mai riuscito. Sbarrava tanto di occhi in viso a don Carmelo,
si grattava il capo; e siccome due o tre volte, nei giorni scorsi,
colui gli avea lasciato correre qualche scapaccioncino, se eseguiva
male i suoi ordini, ora Cardello si aspettava uno scapaccione da un
momento all'altro.

Giacche` l'Orso peloso era manesco, specialmente in certe ore della
giornata; dopo desinare, per esempio, quando aveva bevuto i litri di
vino che Cardello andava a comprargli ogni giorno dalla signora da
cui gli era stato affittato il magazzino. Quel vino era forte,
schietto; e quantunque don Carmelo dicesse che non si poteva
scherzare con esso, faceva scoppiettare le labbra a ogni bicchiere
tracannato e vi scherzava con molta confidenza. Allora, invece di
sentirsi allegro, diventava burbero, cupo; e trovava pretesti per
bisticciare con la moglie e per picchiarla, se essa, abbozzato un po',
gli dava qualche risposta che non gli faceva piacere.

Cardello aveva gran pieta` di quella povera donna. Vedendola
piangere, le toglieva di braccio la creaturina addormentata o che si
era staccata strillando dal petto della mamma pel movimento da essa
fatto nel ripararsi dai colpi del marito; e si metteva a cullarla, a
farla delicatamente sobbalzare per acchetarla, dandole anche baci, e
accostando la faccina alla gota, con una specie di carezza.

E a quella vista anche l'Orso peloso sentiva diventar tenero il suo
vino; e continuando a brontolare e a minacciare la moglie, cominciava
ad aggirarsi pel magazzino, ad andare su e giu`, stringendosi la cigna
di cuoio ai fianchi, dandosi un'arruffata ai capelli; e all'ultimo,
fermatosi a gambe larghe davanti a Cardello, strizzava gli occhi
ammammolati e sghignazzava:

--Sai fare anche il balio, eh? Ninna, oh! Ninna oh! Ah! Ah! Ah--

Sentendolo ridere a quel modo, Cardello aveva paura, e si
allontanava accostando piu` stretta la bambina al petto, guardando
l'Orso peloso con sguardi sospettosi.


--Va' a comprarmi il tabacco per la pipa,--gli disse quegli una volta,
cercando di levargli la bambina di braccio.

--Dorme; non la fate svegliare.--

E Cardello indietreggiava, indietreggiava, supplicandolo con gli
occhi, senza accorgersi che la` dietro era una sbarra di legno per
terra. Inciampo`, barcollo`, die` un urlo e cadde rovescio, sbattendo la
testa su una grossa pietra sporgente dal muro.

La mamma, accorsa, con una mano avea sollevato la bambina, e con
l'altra avea aiutato Cardello a rizzarsi.

Egli sembrava soltanto un po' sbalordito. Tutt'a un tratto pero`,
sentito un forte dolore all'occipite, si era tastato con le mani nel
punto che gli doleva....

--Ahi! Ahi!--strillo`, quasi l'accorgersi del sangue, che gli avea
tinte le mani, gli avesse subitamente reso piu` acuto il dolore...

--Zitto!... Lasciami vedere! Non e` niente!--

L'Orso peloso lo afferrava per la testa, scartava con le punte delle
dita i capelli insanguinati, chino per osservar meglio la ferita.

--Non e` niente! Su! Un po' d'acqua fresca. Vieni qua. Lascia fare a
me!... Dieci gocce di sangue.... Eh! Ohe cosa vuol dire non aver
anche due occhi dalla parte di dietro!.... Non far lo
spiritato!... Non e` niente.... Ecco! L'acqua fresca e` miracolosa! Ma
non per berla.... Eh! eh!--

La sbornia gli era sparita a un tratto, ed egli voleva ridere, e
rideva anche Cardello che si era lasciato far i bagnoli di acqua
fresca senza opporsi, per paura che l'Orso peloso non lo trattasse
peggio.

--Un po' di gonfiore! Nient'altro. Va' la`; hai dura la cuticagna,
Cardello, eh? eh?--

Lo accarezzava, un po' ruvidamente, sballottandolo di qua e di la` per
le spalle; voleva vederlo ridere a ogni costo. E all'ultimo, scorgendo
che l'Orso peloso si mostrava buono, Cardello rise quasi suo
malgrado, e, per far la pace, gli disse:

--Debbo andare a comprarvi il tabacco?--

L'Orso peloso volle dargli un segno della sua generosita`, e gli mise
in mano un soldo di piu`:

--Con questo ti comprerai un soldo di liquirizia.

* * *

Si mangiava bene pero` nel magazzino del burattinaio. Ogni sera il
teatrino, com'egli lo chiamava, era affollato di spettatori; il
sabato e la domenica, due infornate. Posti da cinque soldi, con
seggiole, pei cavalieri: posti da tre soldi con panche, per la
maestranza, posti da un soldo, in piedi, per la marmaglia. Non
avevano altro svago in quel paesetto, e don Carmelo era molto bravo
nell'arte sua. Repertorio svariatissimo: tutta la serie delle imprese
dei Cavalieri della Tavola Rotonda, tutte le commedie e le farse dove
Pulcinella, Tartaglia e Peppe-Nappa e Peppe-Nino facevano
smascellare dalle risa.... Per cio` si mangiava bene a colazione e a
desinare. Don Carmelo si dilettava anche di cucina, e Cardello
ingrassava a vista d'occhio con quei piattoni colmi di spaghetti col
pomodoro che egli stentava a finire, con certe fette di carne che non
aveva mai viste neppur da lontano e col vino che don Carmelo lo
costringeva a bere, dicendogli:

--Giu`! Tracannalo d'un fiato! Questo fa buon sangue.--

E buon sangue se ne faceva, anche troppo, lui. Certe sere Cardello
si stupiva che al momento della rappresentazione don Carmelo
riacquistasse, come per incanto, tutta la lucidezza di mente che
occorreva e parlasse spedito.

Da otto giorni era preannunziato lo spettacolo: Vita e morte di
Santa Genoeffa; e l'Orso peloso e sua moglie lavoravano a mettere
in assetto i personaggi: a trasformare Colombina in Santa
Genoeffa, Carlo Magno in Principe del Brabante, e altri pupi in
gentiluomini di corte. Da otto giorni, Cardello si esercitava a far
andare e venire dalle quinte di carta la cerva, personaggio
importantissimo, che dava il latte ai due bambini nel bosco dove Santa
Genoeffa viveva coperta di stracci, e a far muovere il macchinismo
dell'ultimo atto, quando l'anima della santa doveva salire in cielo
fra una gloria di angeli e di serafini, opera di don Carmelo, che la
restaurava, incollando, dalla parte di dietro, pezzetti di cartone
alle ali dei serafini sgualcite e alle nuvole strappate.

In quei giorni l'Orso peloso era intrattabile; ogni minima
contrarieta` lo faceva andare su le furie; e alla sua povera moglie
eran toccati parecchi pugni e schiaffi, e a Cardello certi
scapaccioni da farlo traballare su le gambe.

Quando l'Orso peloso andava a far la spesa, la povera donna si
sfogava con Cardello.

--Se non fosse per questa creatura!

--E come vi siete maritata con lui che e` tanto piu` vecchio di
voi?--gli domando` una volta Cardello.

--E` stata la mia disgrazia!

--Avete la febbre?

--Che importa! Se il Signore mi volesse! Ma prima dovrebbe far morire
questa creaturina qui!--

La poverina batteva i denti:

--Sono gia` tre mesi che mi trascino con la quartana.

--Volete che chiami il medico, di nascosto di lui?

--E le medicine chi me le da`? La quartana se n'andra` da se`, com'e`
venuta.

--E se non se ne va?

--Me n'andro` io, e finiro` di penare!--

Cardello prendeva in braccio la bambina che gia` aveva imparato a
conoscerlo e gli sorrideva e gli stendeva le manine, bionda, rosea,
mentre la sua mamma lavorava. Cardello le ripeteva:

--Dovreste parlare con la nonna, se volete che venga con voi.--

La vecchietta era venuta piu` volte a ringraziare il burattinaio per
quel che faceva per suo nepote.

Due o tre volte egli l'avea trattenuta a desinare con loro, ma del
progetto di condur via Cardello non le aveva mai fatto accenno. Da
prima avea voluto convincersi dell'intelligenza e dell'abilita` del
ragazzo; poi, riuscita la prova, avea pensato che era meglio parlarne
proprio il giorno avanti di partire.

Se la vecchia rispondeva di no....

--Non te la senti, di scappare?--avea egli domandato al ragazzo.--Tua
nonna, va' la`, mi sara` grata che le tolgo l'impaccio di pensare a
te.--E Cardello aveva risposto serio serio:

--Vedremo!--

Vita e morte di santa Genoeffa doveva essere l'ultima
rappresentazione. Quella sera pero` la folla fu cosi` grande, anche
perche` si sapeva che Cardello avrebbe fatto la sua parte, che
bisogno` mandar via la gente e promettere una ripetizione dello
spettacolo per la sera dopo.

I compagni di Cardello, incontrandolo per la via quando il
burattinaio lo mandava attorno per qualche commissione, gli
domandavano:

--Che fai? Impari l'arte del burattinaio?--

E Cardello si vantava:

--Ora so far muovere i pupi! Sto imparando una parte.--

Si era costrutto da se` un fischio; anzi ne avea costrutti parecchi, di
quelli che servono per la voce nasale di Pulcinella--due pezzetti di
canna, con in mezzo una striscia di fettuccia, legati insieme da un
po' di refe--e li avea venduti un soldo l'uno. A chi gli
domandava:--Cardello dove vai?--egli rispondeva con lo strillo
pulcinellesco, quasi come segno del mestiere che intendeva di
scegliere.

Poi avea parlato della cerva che sembrava viva, con le corna
ramificate alte cosi`; l'avrebbe manovrata lui. E avea parlato delle
nuvole, degli angeli e dei serafini che portavano su, in cielo,
l'anima di Santa Genoeffa. Si girava una manovella, e le nuvole e gli
angeli e i serafini e l'anima di Santa Genoeffa montavano lentamente
su. Cosa maravigliosa!

Gia` lui imitava le voci di diversi burattini. Le spacconate di
Peppe-Nappa, le birichinate di Peppe-Nino, i discorsi tartagliati
di Tartaglia, le bizze di Colombina, le rodomondate di Orlando e
di Buovo d'Antona, gli uscivano di bocca cosi` ben eseguiti che
sembrava di udire la stessa voce di don Carmelo e di sua moglie. I
ragazzi stavano ad ascoltarlo a bocca aperta. Soprattutti, poi, egli
rifaceva Pulcinella con le sue poltronerie, coi suoi strilli di
paura, con le sue vanterie nei momenti che non si trovava di faccia
qualcuno....

Don Carmelo pero` non avea potuto indurre Cardello a fare proprio
una parte.

--Quando saremo in un altro paese. Qui mi vergogno.--

Finche` si trattava di far muovere i pupi, Cardello, nascosto
dietro il fondo della scena, non si sentiva intimidire. Ma far la
parte, no. Se la gente riconosceva la sua voce, avrebbero cominciato
a gridare:--Bravo, Cardello! Viva, Cardello!--E sarebbe finita;
non avrebbe piu` saputo aprir bocca!

Contrariamente a quel ch'egli si aspettava, la nonna non si oppose che
andasse via col burattinaio.

--Ve lo raccomando come un figlio! E` un povero orfanello.

--Non dubitate,--le rispose la moglie di don Carmelo:--E` buono, si fa
voler bene.

--E se muoio,--soggiunse don Carmelo:--(io non ho parenti) lascio ogni
cosa a lui; sani la sua fortuna.--

Cosi`, otto giorni dopo, Cardello andava via col burattinaio, seduto
sur un cassone accanto alla moglie di quello, in uno dei carretti che
portavano la roba. Don Carmelo con la pipa in bocca e un cappellaccio
in testa, gli dava la voce dall'altro carretto:

--Stai come un principe, eh?




III.

UNA RECITA STRAORDINARIA.


Era gia` un anno che Cardello andava di paese in paese col
burattinaio, partecipando alla buona e alla cattiva fortuna; giacche`
non sempre gli affari procedevano felicemente. I cartelloni ornati dei
pupazzetti di Pulcinella e di Tartaglia, l'andata attorno di
Cardello--col camicione, il cappellaccio di feltro grigio e il
tamburo su la pancia,--e della moglie di don Carmelo in maglia e veste
corta, suonando la tromba--non riuscivano in certi posti a incuriosire
la gente, ad affollarla alle rappresentazioni. Le seggiole da cinque
soldi rimanevano vuote, o bisognava permettere che vi si sedessero gli
straccioni, la marmaglia, come sprezzantemente li qualificava
l'Orso peloso, e da cui non era possibile pretendere piu` di un
misero soldo di entrata.

Una volta non sapendo a qual santo votarsi, don Carmelo aveva
concepito la bella idea di una serata speciale pei signori, pei
galantuomini che, non volendo mescolarsi con la bassa gente nel suo
teatrino, vi lasciavano deserte le trenta seggiole da cinque soldi
destinate per essi. Era andato a raccomandarsi al Sindaco, agli
Assessori, ai Deputati del Casino di convegno.... Se non
proteggevano loro un povero artista! E Sindaco, Assessori, Deputati lo
avevano colmato di grandi promesse.

Cardello era stato incaricato di ridurre in pezzettini quattro
quinterni di carta, e bollarli, mentre don Carmelo, con gli occhiali a
cavalcioni sul naso, vi scriveva a grossi caratteri:

GRANDE SERATA TUTTA DA RIDERE

BALLO E CANTO.

--Domani sera dobbiamo farci onore! Vo' farli rimanere a bocca
aperta. Che si credono questi signori? Doppia illuminazione. Tu e
Cardello, alla porta, col vassoio sul tavolino tra due
candelabri. Un bel sorriso e--Grazie.--Le lire e le mezze lire
pioveranno abbondanti, e anche qualche fogliolino da cinque
lire. Vorrei vedere che il Sindaco e gli Assessori.... E i signori
del Casino!.. Sono dugento biglietti!--

Donna Lia e Cardello si guardavano negli occhi. La povera donna era
guarita dalle febbri, ma ne portava ancora le tracce sul viso pallido
e smunto. Da un pezzo, pero`, non piu` ricolmi piatti di vermicelli col
sugo, ne` larghe fette di stufato; e, raro, qualche bicchiere di vino
riserbato soltanto a don Carmelo. Il quale pero` non mancava di
prendere una sbornia alla taverna, con gli amici che lo invitavano e
che ogni sera venivano a godersi gratis lo spettacolo, conducendovi
mogli e figliuoli. Almeno servivano a riempire il teatrino!

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